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Ansia e stress: come affrontarla con un percorso personalizzato a Lamezia Terme

4 ago
Tempo di lettura: 6 min
Finding Calm Amidst Anxiety and Stress: A woman embraces tranquility and mindfulness, transitioning from a state of worry to peaceful relaxation.
Finding Calm Amidst Anxiety and Stress: A woman embraces tranquility and mindfulness, transitioning from a state of worry to peaceful relaxation.

L’ansia è una risposta naturale dell’organismo. Si attiva quando percepiamo una situazione come incerta, impegnativa o potenzialmente pericolosa e ci prepara ad affrontarla. In alcune circostanze può quindi essere utile: aumenta l’attenzione, mobilita le energie e ci rende più pronti a reagire.

Il problema nasce quando questo sistema di allarme continua a funzionare anche in assenza di un pericolo reale oppure si attiva con un’intensità sproporzionata rispetto alla situazione. La persona può allora sentirsi costantemente in tensione, anticipare mentalmente conseguenze negative e avere la sensazione di non riuscire più a controllare ciò che accade dentro di sé.

Gestire l’ansia non significa semplicemente eliminarla. Significa comprenderne il funzionamento, riconoscere i segnali attraverso cui si manifesta e costruire modalità più funzionali per affrontare le situazioni che la alimentano.


Come si manifesta l’ansia e lo stress

L’ansia non riguarda soltanto i pensieri. Coinvolge contemporaneamente la mente, il corpo, le emozioni e il comportamento.

A livello mentale possono comparire:

  • preoccupazioni continue;

  • pensieri ripetitivi;

  • paura che possa accadere qualcosa di negativo;

  • difficoltà di concentrazione;

  • bisogno di controllare ogni situazione;

  • tendenza ad anticipare mentalmente problemi e pericoli.

Sul piano corporeo possono manifestarsi:

  • tensione muscolare;

  • respiro corto o superficiale;

  • aumento del battito cardiaco;

  • oppressione al petto;

  • senso di nodo alla gola;

  • disturbi gastrointestinali;

  • tremori, sudorazione o vertigini;

  • difficoltà ad addormentarsi o sonno poco riposante.

Queste sensazioni possono spaventare ulteriormente la persona. Si crea così un circuito nel quale la paura dei sintomi aumenta l’attivazione fisica e l’attivazione fisica conferma la percezione che stia accadendo qualcosa di pericoloso.


Perché cercare di controllare completamente l’ansia può rafforzarla

Quando compare l’ansia, la reazione più spontanea è spesso quella di combatterla: si cerca di bloccare i pensieri, controllare il respiro, evitare le sensazioni corporee o allontanarsi dalle situazioni temute.

Questi tentativi possono offrire un sollievo immediato, ma rischiano di mantenere il problema nel tempo. Evitando una situazione, infatti, la persona non ha la possibilità di scoprire che potrebbe riuscire ad affrontarla. Controllando continuamente le proprie sensazioni, finisce invece per prestare loro ancora più attenzione.

Più ci si chiede se il battito stia aumentando, se il respiro sia regolare o se stia per arrivare un attacco di panico, più ogni piccola variazione corporea diventa evidente e preoccupante.

In questi casi il problema non è costituito soltanto dall’ansia iniziale, ma anche dalle strategie utilizzate per cercare di eliminarla. Il lavoro psicologico può aiutare a interrompere questo circuito, trasformando gradualmente il rapporto con le proprie sensazioni e con le situazioni temute.


L’ansia come esperienza della persona nella sua interezza

Ogni individuo vive l’ansia in modo diverso. In alcuni casi prevalgono i pensieri anticipatori; in altri sono soprattutto il corpo, il respiro o la tensione muscolare a comunicare il disagio. Talvolta l’ansia è collegata a un periodo particolarmente stressante, a un cambiamento, a difficoltà relazionali o lavorative. In altre situazioni sembra comparire senza una causa immediatamente riconoscibile.

Per questo motivo non esiste una tecnica identica e valida per tutti.

Un percorso efficace richiede una comprensione della persona nella sua globalità: la sua storia, le relazioni, il modo in cui interpreta ciò che accade, le reazioni corporee, le strategie già sperimentate e le risorse che possono essere riattivate.

Nel mio modo di lavorare utilizzo un approccio flessibile e integrato, prevalentemente ispirato all’ipnosi ericksoniana e arricchito da tecniche brevi strategiche, sistemico-relazionali, immaginative, corporee e di rilassamento.

L’obiettivo non è applicare rigidamente un protocollo, ma costruire un intervento adeguato alle caratteristiche e alle necessità della singola persona.


Ipnosi ericksoniana e gestione dell’ansia

L’ipnosi ericksoniana è un approccio terapeutico che utilizza uno stato naturale di attenzione focalizzata per favorire un contatto più profondo con le risorse personali.

La trance non coincide con la perdita di coscienza o di controllo. È un’esperienza nella quale l’attenzione può orientarsi maggiormente verso il mondo interno, le immagini, le sensazioni e i significati personali.

Nel modello ericksoniano il terapeuta non impone una soluzione preconfezionata. Cerca piuttosto di comprendere e utilizzare le caratteristiche della persona, comprese quelle reazioni che inizialmente possono apparire come resistenze o difficoltà.

Erickson e Rossi descrivono infatti l’ipnoterapia come un processo attraverso il quale la persona viene aiutata a utilizzare associazioni, ricordi, apprendimenti e potenzialità già presenti, ma non ancora pienamente disponibili. La trance terapeutica può consentire di allentare temporaneamente alcuni schemi abituali e di sperimentare nuove possibilità di risposta.

Nel mio approccio, l’ipnosi può essere utilizzata per:

  • ridurre l’eccessiva attivazione psicofisica;

  • modificare il rapporto con le sensazioni corporee;

  • interrompere alcuni automatismi ansiosi;

  • favorire immagini interne di sicurezza;

  • recuperare esperienze e risorse personali;

  • sviluppare modalità alternative di risposta;

  • consolidare i cambiamenti costruiti durante il percorso.

Nel mio libro dedicato all’integrazione tra ipnosi ericksoniana, PNL e lavoro sistemico, l’ansia viene affrontata lavorando su più livelli: individuale, corporeo, rappresentazionale e relazionale.

Anche la ricerca scientifica suggerisce risultati favorevoli dell’ipnosi nella riduzione dell’ansia, soprattutto quando viene integrata con altri interventi psicologici e adattata al problema specifico della persona. Le evidenze disponibili, tuttavia, non sono uniformi per tutte le forme di disturbo d’ansia e richiedono una valutazione clinica individuale.


Il corpo non è un semplice spettatore

Quando siamo ansiosi, il corpo si prepara all’azione. I muscoli si contraggono, il respiro cambia, il cuore accelera e l’attenzione si concentra sulle possibili minacce.

Per questo motivo, parlare soltanto dei pensieri non sempre è sufficiente. È spesso importante intervenire anche sulla dimensione corporea e psicofisiologica.

Tra le tecniche che possono essere integrate nel percorso rientrano il training autogeno, il rilassamento muscolare progressivo, la respirazione consapevole, il body scan, la mindfulness e le visualizzazioni guidate.


Training autogeno

Il training autogeno è un metodo di autoregolazione psicofisiologica basato sull’ascolto del corpo e sulla ripetizione di specifiche formule mentali. Attraverso esercizi come la pesantezza, il calore e la regolazione del respiro, la persona impara gradualmente a favorire uno stato di distensione generato dall’interno.

Non è un semplice esercizio occasionale: richiede apprendimento, regolarità e adattamento alle condizioni individuali. Le revisioni scientifiche disponibili indicano effetti favorevoli sulla riduzione dell’ansia, pur con differenze nella qualità e nelle caratteristiche degli studi.


Rilassamento muscolare progressivo

Il rilassamento muscolare progressivo aiuta a riconoscere la differenza tra tensione e distensione attraverso il coinvolgimento graduale dei diversi gruppi muscolari.

Molte persone ansiose mantengono il corpo in una condizione di contrazione quasi continua senza rendersene pienamente conto. Imparare ad avvertire e rilasciare questa tensione può ridurre l’attivazione generale e accrescere la consapevolezza corporea.

Una revisione del 2024, comprendente 46 studi e oltre 3.400 adulti, ha rilevato risultati favorevoli del rilassamento muscolare progressivo su stress, ansia e sintomi depressivi, con benefici riscontrati anche quando la tecnica veniva integrata con altri interventi.


Mindfulness

La mindfulness allena la capacità di osservare pensieri, emozioni e sensazioni presenti senza reagire immediatamente e senza cercare necessariamente di eliminarli.

Nel caso dell’ansia, può aiutare la persona a riconoscere un pensiero come un evento mentale e non come la previsione certa di ciò che accadrà. Può inoltre ridurre il coinvolgimento automatico nelle preoccupazioni e riportare l’attenzione all’esperienza presente.

Le ricerche sulle pratiche basate sulla mindfulness mostrano risultati positivi sui sintomi ansiosi, sebbene l’efficacia dipenda dal tipo di programma, dalla continuità della pratica e dalle caratteristiche dei partecipanti.

Nel mio lavoro e nei miei testi, queste tecniche vengono considerate strumenti che possono sostenere un processo più ampio di regolazione emotiva e di cambiamento, non formule da applicare meccanicamente. Anche nel volume dedicato alle favole terapeutiche viene sottolineato il legame tra consapevolezza corporea, respirazione, training autogeno, mindfulness e gestione delle emozioni.


Un semplice esercizio per ritornare al presente

Quando l’attivazione non è eccessivamente intensa, può essere utile provare questo breve esercizio:

Appoggia entrambi i piedi a terra e percepisci il contatto con il pavimento.

Lascia che il respiro trovi gradualmente un ritmo naturale, senza costringerlo a diventare immediatamente più lento o profondo.

Osserva tre punti del corpo che senti particolarmente tesi.

Non cercare di eliminare subito la tensione. Limitati a riconoscerla.

Durante l’espirazione, immagina di creare un po’ più di spazio intorno a quelle sensazioni.

Infine, porta l’attenzione verso tre elementi presenti nell’ambiente: un suono, un colore e un punto di contatto del corpo.

Questo esercizio non sostituisce un intervento psicologico, ma può aiutare a interrompere momentaneamente il vortice dei pensieri e a ristabilire un contatto più stabile con il presente.


Quando può essere utile chiedere un aiuto professionale

È consigliabile rivolgersi a un professionista quando l’ansia:

  • interferisce con il lavoro, lo studio o le relazioni;

  • porta a evitare luoghi o situazioni importanti;

  • provoca frequenti attacchi di panico;

  • compromette il sonno;

  • genera un controllo continuo del corpo;

  • limita progressivamente l’autonomia;

  • persiste nel tempo nonostante i tentativi di gestirla.

Chiedere aiuto non significa essere deboli. Significa riconoscere che le strategie utilizzate fino a quel momento non sono più sufficienti e che può essere necessario costruire un modo diverso di affrontare il problema.

Un percorso psicologico può aiutare a comprendere che cosa mantiene l’ansia, ridurre l’attivazione psicofisica, recuperare le risorse personali e trasformare gradualmente il rapporto con le situazioni temute.

Presso il mio studio di psicologia a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, propongo percorsi personalizzati in presenza e online, integrando ipnosi ericksoniana, strategie brevi, tecniche di rilassamento e lavoro sul rapporto tra mente, corpo e relazioni.



Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione psicologica, psicoterapeutica o medica individuale.



 
 
 

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