top of page
Logo 4 - stiloso.png

Autoipnosi e training autogeno: cosa sono davvero e come possono aiutare a gestire lo stress

3 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Quante volte ti è stato detto «prova solo a rilassarti» in un momento di tensione, senza che questo servisse a nulla? È una delle frasi più inutili che si possano dire a chi si sente in allarme: il rilassamento non è un interruttore che si aziona con la volontà. Il corpo e la mente seguono regole proprie e spesso restano accesi anche quando, a livello razionale, sappiamo bene che non c'è nessun pericolo reale davanti a noi.

Due strumenti che nel tempo si sono dimostrati utili per imparare a intervenire su questo meccanismo sono il training autogeno e l'autoipnosi. Vale la pena conoscerli per quello che sono davvero, al di là dei luoghi comuni che spesso li accompagnano, perché capire come funzionano è già il primo passo per usarli bene.



Perché il corpo fatica a disattivare l'allarme

Quando percepiamo una minaccia, reale o anche solo immaginata, il sistema nervoso attiva una risposta automatica: il cuore accelera, i muscoli si contraggono, il respiro si fa più corto, l'attenzione si restringe su ciò che sentiamo come pericoloso. È un meccanismo antico, pensato per farci reagire in fretta, e funziona bene quando il pericolo è concreto e limitato nel tempo.

Il problema è che oggi buona parte delle minacce che percepiamo non sono episodi isolati, ma pensieri ricorrenti, preoccupazioni per il futuro, scadenze, conflitti non risolti. Il corpo continua a rispondere come se il pericolo fosse ancora presente, anche quando la situazione è già passata o non si è mai concretizzata.

Quando questa attivazione si prolunga nel tempo, a lungo andare si fanno sentire anche le conseguenze: un sonno meno riposante, una tensione muscolare che non si scioglie mai del tutto, una concentrazione più faticosa, un'irritabilità che sembra spuntare dal nulla. Per questo dire a qualcuno «rilassati» raramente funziona: non si tratta di decidere di stare calmi, ma di insegnare al sistema nervoso un percorso diverso da seguire, e questo richiede pratica, non solo intenzione.

Cos'è il training autogeno

Il training autogeno è stato messo a punto all'inizio del Novecento dallo psichiatra tedesco Johannes Schultz, a partire da un'osservazione semplice: le persone che riuscivano a raggiungere stati di rilassamento profondo descrivevano sensazioni simili, come pesantezza e calore agli arti. Da questa osservazione Schultz ha costruito una sequenza di esercizi mentali, da ripetere con regolarità, in cui la persona si concentra in modo progressivo su alcune sensazioni corporee — il peso delle braccia, il calore delle gambe, il ritmo del respiro e del battito cardiaco — fino a raggiungere uno stato di distensione fisica e mentale.

Non è un esercizio di immaginazione generica: ha una struttura precisa, si allena con sedute brevi e ripetute nel tempo, e i suoi effetti sulla distensione muscolare e sulla regolazione del respiro sono stati studiati nell'ambito della psicologia clinica e della medicina psicosomatica. Come per qualunque apprendimento, i risultati arrivano con la pratica costante, non con un tentativo isolato.

Cos'è davvero l'autoipnosi (e cosa non è)

Attorno alla parola «ipnosi» si sono accumulati molti equivoci, alimentati più dagli spettacoli televisivi che dalla pratica clinica.

L'ipnosi, nell'accezione utilizzata in psicoterapia e in particolare nell'approccio ericksoniano, non ha nulla a che fare con il controllo mentale, la perdita di coscienza o il «farsi fare» qualcosa da un'altra persona. È piuttosto uno stato naturale di attenzione concentrata, simile a quello che si vive quando si è assorbiti in un libro o in un lavoro manuale e si perde la cognizione del tempo: il corpo è fermo, ma la mente resta attiva e selettiva.

L'autoipnosi è l'uso guidato e intenzionale di questo stato, che la persona impara a richiamare da sola dopo averlo sperimentato in un contesto terapeutico. Non si subisce: si collabora attivamente, restando sempre consapevoli e in grado di interrompere il processo in qualsiasi momento. Quello che cambia rispetto al semplice rilassamento è la possibilità di lavorare, in questo stato di attenzione, su immagini, parole e suggestioni che aiutano a modificare il modo in cui si vive una sensazione, un pensiero ricorrente o un'abitudine disfunzionale.



Quando può avere senso integrarli nel proprio percorso

Queste tecniche possono essere utili in situazioni diverse tra loro: una tensione muscolare che non si scarica mai del tutto, difficoltà ad addormentarsi perché la mente continua a girare sugli stessi pensieri, ansia da prestazione prima di un esame, una gara o un evento importante, oppure semplicemente la sensazione di non riuscire più a staccare, nemmeno nei momenti di pausa.

Non sono però strumenti adatti a ogni condizione, né sostituiscono una valutazione psicologica quando il quadro è più complesso. In presenza di alcune condizioni cliniche, l'uso di tecniche di rilassamento profondo richiede un'attenzione particolare e va sempre discusso con un professionista prima di iniziare.

Non esiste una tecnica che funzioni allo stesso modo per tutti, né un tempo standard per vedere risultati: per questo ha senso parlarne con chi può valutare la situazione nel suo complesso, piuttosto che affidarsi a un video trovato online e provare da soli, senza nessuna guida e senza sapere se quello strumento è davvero adatto a ciò che si sta vivendo.

Come iniziare in modo serio

Nel mio lavoro integro il training autogeno, le tecniche di rilassamento muscolare progressivo e l'ipnosi ericksoniana all'interno di un percorso costruito sulla persona, non come formula standard uguale per tutti. Spesso le prime sedute servono proprio a capire quale strumento, o quale combinazione di strumenti, risponde meglio al problema specifico che la persona porta, e solo dopo si passa a un allenamento vero e proprio.

Non si tratta di una soluzione immediata né di una scorciatoia: richiede qualche settimana di pratica prima di sentirne i primi effetti stabili, e questa gradualità, paradossalmente, è ciò che rende questi strumenti solidi nel tempo invece che un rimedio temporaneo che smette di funzionare appena lo si interrompe.

Se ti riconosci in questa difficoltà a «spegnere» la tensione anche quando vorresti, parlarne con un professionista è il primo passo per capire se questi strumenti possono fare per te, e come inserirli in un percorso pensato sulla tua situazione specifica, con i tempi e le modalità più adatte a come stai vivendo questo momento.


Commenti


bottom of page