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Insonnia: perché la mente fatica a spegnersi la notte

23 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Capita a moltissime persone, anche a chi di giorno si definirebbe una persona tranquilla: si va a letto stanchi, si spegne la luce, e la mente decide di restare accesa. Si ripassa la giornata appena finita, si anticipa quella di domani, si controlla l'ora sul telefono sperando che il sonno arrivi da un momento all'altro. Altre volte il sonno arriva, ma si interrompe nel cuore della notte e non si riesce più a riprenderlo, con lo sguardo fisso al soffitto mentre il resto della casa dorme. Quando succede una volta ogni tanto, è solo una notte storta, di quelle che capitano a chiunque. Quando succede spesso, per settimane, e comincia a pesare sulle giornate, si parla di insonnia: uno dei disturbi psicologici più diffusi e, allo stesso tempo, uno dei più sottovalutati, perché spesso si tende a conviverci pensando che passerà da sola.

Perché può comparire l'insonnia

Quasi sempre, dietro un periodo di insonnia c'è un motivo riconoscibile: un cambiamento importante, un periodo di stress lavorativo, una preoccupazione che non si riesce a mettere da parte, un lutto, una fase di ansia. In questi momenti il sistema nervoso resta più attivato del normale, ed è proprio questa attivazione, utile di giorno per affrontare le difficoltà, a rendere difficile spegnersi la sera. È una risposta comprensibile, non un difetto della persona.

Il problema è che l'insonnia, una volta comparsa, spesso continua anche quando la causa iniziale si è ridimensionata o è sparita del tutto. Questo accade perché la persona comincia, in modo del tutto naturale, a fare di tutto per dormire: va a letto prima, resta più a lungo sotto le coperte, controlla l'orologio, si ripete di dover assolutamente riposare perché il giorno dopo sarà pesante. Nella terapia breve strategica questo meccanismo ha un nome preciso: è il tentativo di soluzione che mantiene il problema. Più ci si sforza di dormire, più il corpo si allerta, e il sonno, che per natura richiede di lasciare andare il controllo, diventa sempre più difficile da raggiungere.

Come si manifesta e quali meccanismi la mantengono

L'insonnia non ha sempre la stessa forma. C'è chi fatica ad addormentarsi e resta con la mente occupata per ore, chi si sveglia più volte durante la notte, chi apre gli occhi troppo presto al mattino senza riuscire a riaddormentarsi. In tutti questi casi, però, si ritrova spesso lo stesso elemento di fondo: il letto smette di essere associato al riposo e comincia a essere associato all'attesa, alla frustrazione, al controllo dell'orologio. Con il tempo, anche solo entrare in camera da letto può attivare quella tensione, ancora prima di essersi sdraiati.

A mantenere il disturbo contribuisce anche la preoccupazione per il sonno stesso: ci si addormenta chiedendosi se stanotte andrà meglio e ci si sveglia contando quante ore restano prima della sveglia. Questo tipo di rimuginio, tipico anche di chi convive con l'ansia, tiene la mente occupata proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di rallentare.

Quando diventa importante prestarle attenzione

Una notte in bianco prima di un evento importante, o qualche settimana di sonno irregolare in un periodo intenso, non richiedono necessariamente un intervento: fanno parte della normale oscillazione del sonno. Il discorso cambia quando le difficoltà si presentano quasi ogni notte per un mese o più, quando si comincia ad andare a letto già in ansia per il fatto di non riuscire a dormire, o quando ci si accorge di organizzare la giornata attorno alla stanchezza accumulata. In questi casi vale la pena chiedere un confronto professionale, anche solo per capire cosa sta mantenendo il disturbo, invece di affidarsi esclusivamente a rimedi improvvisati o a sostanze che, nel tempo, spesso peggiorano la qualità del sonno anziché migliorarla. Non serve aspettare che la situazione diventi insostenibile: prima si interviene sui meccanismi che la mantengono, più è semplice interromperli.

Quali conseguenze può avere nella vita quotidiana

Chi dorme male per periodi prolungati lo sente prima di tutto nella concentrazione e nella memoria: le giornate sembrano più faticose, le decisioni più difficili da prendere, l'umore più altalenante. Non è raro che l'irritabilità aumenti, che la pazienza con colleghi o familiari si riduca, che anche piccoli imprevisti pesino più del solito. Con il passare delle settimane, alcune persone iniziano a evitare impegni serali per risparmiare energie, oppure sviluppano una vera e propria ansia anticipatoria legata al momento di coricarsi. È un circolo che si autoalimenta: meno si dorme, più si è tesi, e più si è tesi, più diventa difficile dormire.

Come si può intervenire in modo professionale e personalizzato

Il primo passo, spesso, è proprio smettere di combattere contro l'insonnia con ancora più sforzo, e capire insieme a un professionista quali tentativi di soluzione la stanno involontariamente mantenendo. La terapia breve strategica lavora esattamente su questo: individuare le abitudini e i pensieri che, pur nati per risolvere il problema, finiscono per alimentarlo, e sostituirli con indicazioni mirate, costruite sulla situazione specifica della persona.

Accanto a questo lavoro, le tecniche di rilassamento hanno un ruolo concreto: il rilassamento muscolare progressivo e il training autogeno insegnano al corpo a riconoscere e ridurre la tensione fisica che spesso accompagna le difficoltà di sonno, mentre la mindfulness può aiutare a osservare i pensieri della sera senza rincorrerli. In alcuni percorsi trova spazio anche l'ipnosi ericksoniana, che attraverso un rilassamento guidato e immagini costruite insieme alla persona può favorire quella condizione di lasciar andare il controllo che il sonno richiede naturalmente. Non è una soluzione automatica né uguale per tutti: come per ogni intervento psicologico serio, funziona quando è costruita sulla situazione reale di chi la vive, dopo aver capito da dove nasce la difficoltà.

Se le notti in bianco sono diventate un'abitudine e le giornate ne risentono, non è necessario conviverci in silenzio né aspettare che la situazione peggiori ulteriormente prima di chiedere aiuto. Un percorso personalizzato, costruito attorno alla storia e alle abitudini di chi lo vive, può aiutare a ricostruire un rapporto più sereno con il sonno, un passo alla volta, sia in studio a Lamezia Terme sia online per chi preferisce questa modalità.


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