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Insonnia: quando lo sforzo di dormire diventa il problema

1 giorno fa
Tempo di lettura: 4 min

Capita a tantissime persone, in momenti diversi della vita: arriva la sera, si va a letto con l'intenzione di dormire, e invece la mente resta accesa. Si guarda l'orologio, si fanno i conti con le ore che restano prima della sveglia, si cambia posizione per l'ennesima volta. Più passa il tempo, più cresce la tensione, e quella tensione è proprio ciò che allontana il sonno.

È un'esperienza che quasi tutti conoscono per qualche notte isolata, legata a uno stress particolare o a un cambiamento nella routine. Il problema comincia quando queste notti si ripetono, e la persona inizia ad andare a letto già preoccupata di non riuscire a dormire. A quel punto non è più soltanto una questione di sonno: è la paura stessa di non dormire a mantenere viva l'insonnia, molto più della causa che l'ha fatta comparire la prima volta.

Perché l'insonnia compare

Il sonno è un processo che si attiva da sé, quando il corpo e la mente trovano le condizioni giuste per lasciarsi andare. Qualunque fattore che tenga il sistema nervoso in uno stato di allerta — una preoccupazione per il lavoro, una scadenza vicina, una fase di cambiamento personale o professionale, una notizia che ha scosso le proprie certezze — può bastare a rendere più difficile addormentarsi nei giorni successivi.

In molti casi l'insonnia comincia così, in modo quasi banale: una settimana particolarmente intensa, un lutto, una preoccupazione per la salute propria o di una persona cara, oppure semplicemente un cambiamento di orari e abitudini, magari legato a un viaggio o a un nuovo lavoro. Il corpo reagisce con un'attivazione che normalmente si esaurirebbe nel giro di pochi giorni, una volta superata la fase più intensa. Il problema è che, in alcune persone, quell'attivazione iniziale lascia il posto a un secondo meccanismo, molto più tenace e autonomo dalla causa di partenza: la paura di non dormire.

Cosa mantiene il problema nel tempo

È qui che entra in gioco un meccanismo paradossale, ben conosciuto da chi si occupa di terapia breve strategica: il sonno è una delle poche funzioni che non si possono ottenere con la forza di volontà. Non si può decidere di dormire allo stesso modo in cui si decide di alzarsi da una sedia. Eppure, dopo alcune notti difficili, la reazione più naturale è esattamente questa: provare a dormire con più impegno, con più concentrazione, con più sforzo di prima.

Il risultato è l'opposto di quello che si cerca. Più si cerca di controllare il sonno, più il sistema nervoso resta vigile, pronto a monitorare se "funziona" o no. Si comincia a guardare l'orologio, a calcolare quante ore di sonno restano prima della sveglia, a temere la giornata successiva ancora prima che sia arrivata la notte. Questo circolo — insonnia, paura dell'insonnia, sforzo per dormire, altra insonnia — è quello che, nella maggior parte dei casi, trasforma qualche notte difficile in un disturbo che dura settimane o mesi, anche quando la causa che l'ha innescato è ormai superata da tempo.

Quando vale la pena prestarci attenzione

Una notte storta, o anche qualche notte in un periodo di forte stress, non richiede necessariamente un intervento: fa parte della normale reattività del corpo, e nella maggior parte dei casi si risolve da sé quando la fase difficile passa. Il discorso cambia quando le difficoltà a dormire si ripetono per diverse settimane, quando la persona inizia ad andare a letto con ansia anticipatoria per il solo fatto di doverci andare, o quando le giornate cominciano a risentirne in modo evidente.

In questi casi ha senso parlarne con un professionista, anche solo per capire se si tratta di insonnia legata a un periodo di vita particolare, destinata ad attenuarsi da sola, oppure se si sono innescati meccanismi di mantenimento che vale la pena affrontare con un percorso dedicato, costruito sulla situazione specifica della persona.

Le conseguenze sulla vita di tutti i giorni

Quando l'insonnia si protrae, gli effetti si fanno sentire soprattutto di giorno. La stanchezza accumulata rende più difficile concentrarsi, ricordare le cose, portare a termine compiti che normalmente non richiederebbero sforzo. L'irritabilità aumenta, la pazienza con i colleghi o con le persone care si riduce, e la giornata può essere vissuta con un senso di affaticamento che non dipende da quanto si è fatto, ma da quanto poco si è riposato la notte precedente.

A lungo andare, la mancanza di sonno può anche rendere più difficile gestire le preoccupazioni quotidiane e peggiorare l'umore, alimentando proprio quell'ansia che, come abbiamo visto, è una delle cause che mantengono il problema nel tempo. È un cerchio che tende a chiudersi su se stesso, e per questo motivo ha senso intervenire prima che si consolidi come abitudine.

Come si può intervenire: un percorso personalizzato

Il primo passo, quasi sempre, riguarda le abitudini quotidiane: orari di sonno il più possibile regolari, un momento di transizione prima di coricarsi, meno tempo passato a letto a fare altro, come leggere notizie, lavorare al computer o scorrere il telefono. Sono accorgimenti semplici, spesso sottovalutati, che da soli possono già alleggerire parte del problema.

Quando però l'insonnia è ormai mantenuta soprattutto dalla paura di non dormire, lavorare solo sulle abitudini non basta. In questi casi, un intervento che arriva dalla terapia breve strategica di Palo Alto può rivelarsi molto utile: invece di sforzarsi di dormire, alla persona viene chiesto di fare esattamente il contrario, per esempio restare sveglia il più possibile, senza cercare in alcun modo il sonno. È una tecnica paradossale: togliendo la pressione di dover riuscire a dormire, si elimina anche l'ansia da prestazione che teneva sveglio il sistema nervoso, e il sonno spesso ritorna proprio come effetto collaterale dell'aver smesso di cercarlo con tanto impegno.

A questo si possono affiancare, quando indicato, strumenti come l'ipnosi ericksoniana o semplici tecniche di rilassamento, utili per abbassare il livello di attivazione fisica e mentale con cui si arriva a letto la sera. Non sono soluzioni automatiche né uguali per tutti: ogni persona ha una storia diversa dietro la propria insonnia, e un percorso ben costruito parte sempre da una valutazione specifica, non da uno schema preimpostato valido per chiunque.

Se da tempo fai fatica ad addormentarti, o ti svegli nel cuore della notte senza riuscire a riprendere sonno, non significa che qualcosa non funzioni in te: significa che si è instaurato un meccanismo che può essere compreso e affrontato. Parlarne con un professionista è spesso il primo passo per interrompere il circolo tra insonnia e paura dell'insonnia, e tornare a vivere le notti, e di conseguenza le giornate, con meno fatica.


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